
Alla fine l’odio che io stesso debordo da queste pagine si è materializzato in un oggetto contundente che ha colpito il Presidente del Consiglio. Mi dispiace umanamente del fatto. Perchè si sarebbe potuto fare male seriamente. Mi si stringe il cuore a vedere la smorfia di dolore, il viso sbiancarsi e gli occhi mostrare più stupore che dolore, come di chi non possa capire cosa può avere originato il gesto.
Detto questo, cosa poteva aspettarsi l’uomo che si è caratterizzato per quindici anni come il polo di contraddizione verbale violenta all’interno della politica italiana?
Un pò perchè mi stavo facendo una pippa sull’incomprensione reciproca delle culture, un pò perchè siamo sotto Natale, mi era tornata a mente una leggenda urbana descritta da Don De Lillo in un suo libro (forse “Rumore bianco”?), a proposito dell’impatto culturale dei soldati americani occupanti sulla popolazione giapponese. Si narra, infatti che, nell’immediato dopoguerra, in un supermercato del Giappone meridionale (starò inventandomi questo particolare geografico?) fosse apparso, sotto Natale, un bel crocefisso. Solo che a questo crocefisso non era appeso Gesù ma Babbo Natale.
Per qualche motivo inconscio credo che questa metafora abbia a che fare con la nostra situazione attuale. Certo, non mi è chiaro perchè, però.

Ovviamente, come tutte le brutte trasandate, aveva uno stuolo di gente appresso che immaginava fosse facile chiavarsela. In parte era vero. Marisa aveva decine di amanti suddivisi più per fasce d’età che per fasce di reddito. C’era una fascia di quarantenni/cinquantenni composta da pittori, poeti, fotografi eccetera. Altri dediti ad attività non redditizie che bazzicavano gli assessorati locali per mendicare una vetrinetta annuale in una manifestazione contro una guerra, un’alluvione o qualche altra sciagura planetaria. Poi c’erano i trentenni suddivisi tra fuorisede, fuoricorso, musicisti etnici e coltivatori di hashish, e infine c’era una fascia esigua di giovanissimi sconvolti o ubriachi, concupiti al volo in occasioni mondane tipo falò e concerti all’aperto. Chiudeva l’harem qualche extracomunitario. Domenico si era messo in fila ed era venuto anche il suo turno, non di fottersela ma di corteggiarla. Marisa gli aveva concesso un “Richiamami che ti faccio sapere”.
Squarci intelligenti sulla condizione giovanile nella provincia dell’Italia meridionale, Gianfranco Marziano, Inferno, ad est dell’equatore.
No, non è per via del fatto che il marito di una mia “amica” continua a telefonarmi non proprio allegro. E’ che hanno aperto la Feltrinelli sotto casa, e di certo finirò in mezzo a una strada…

Quando, poi, mi è capitato di salire alla tomba di quel poeta latino che cantò i pascoli, i campi e i condottieri, non mi sarei aspettato di compiere, emozionato, quella visita come se fosse un pellegrinaggio. Perchè egli amava la città, e ne fu violentemente riamato: quasi come quell’altro protettore, quel santo in grado di fermare la lava con un gesto, guardando la montagna di fuoco da un ponte vicino casa mia.
Nè, giunto in cima, mi sarei mai aspettato di trovare, nel colombario romano, immerso nell’irreale silenzio del parco, un tripode nel quale era presente cenere fresca, di solo qualche ora o giorno addietro, e petali. E non avrei mai creduto, a chi me lo avesse raccontato, che avrei pregato, come forse qualcun altro prima di me, su quelle ceneri, di avere forza, salute e pace.
Hrundi V. Bakshi è uno che ci ha gusto!
(Riflettici, ti sto offrendo una possibilità meravigliosa di mandare un messaggio a Dio: potresti rebloggare questa pagina che rimanda al tuo blog, e il reblog rimanderebbe al tuo blog, il quale recherebbe il reblog, che rimanderebbe al tuo blog…innescando un ciclo infinito di rimandi, come gli strani anelli di Hoffstadter, che si potrebbe concludere solo con l’overflow dell’universo)
Dopo avere mangiato, io e i miei quattro colleghi ci alziamo per pagare. E’ una bettolaccia vicino ai laboratori: 25 euro in cinque, tanto per intenderci. Il padrone ci chiede cosa abbiamo consumato, perchè lui il conto non lo tiene: antipasti, primi, una pizza, il mio saltinbocca (hamburger, provola, melenzane sott’olio). Arriviamo al vino della casa. Mentre batte i prezzi alla cassa ci chiede: - Lo avete bevuto tutto? Al nostro cenno affermativo stabilisce il prezzo.
Lì per lì decido che preferisco non pensare cosa la sua frase sottintenda.
io i soldi? un marpione di quelli dal cuore d’oro, di quelli che sanno cosa dire a una donna, di quelli che al mattino nel blog ti fanno trovare foto di tazze del cappuccino, ti avrebbe detto che lui è ricco dentro.
però io, devo essere sincero, non ricordo l’ultima volta che ho fatto l’estratto conto del mio cuore, quindi non saprei dirti. ho crediti, ma anche molti debiti.

Quando venivo mi sembrava di farlo alla faccia della decenza, sperma bianco che colava sulle teste e sull’anima dei miei genitori morti. Se fossi nato donna avrei certamente fatto la prostituta. Dato che ero nato uomo, impazzivo per tutte le donne, e più erano volgari meglio era. Eppure le donne - le donne che valevano qualcosa - mi spaventavano perchè finivano col volere la mia anima, e io volevo tenere per me quello che restava. Di solito andavo matto per le prostitute, le donne da poco, perchè erano dure e insopportabili e non chiedevano niente. E quando se ne andavano non perdevo niente. Eppure desideravo con tutto me stesso una donna dolce, buona, nonostante il prezzo tremendo che sapevo di dover pagare. In entrambi i casi ero perduto. Un uomo forte avrebbe lasciato perdere. Io non ero forte. E così continuavo a lottare con le donne, con l’idea stessa di donne. […] Mi infilai a letto con lei. La ragazzina-donna era pronta. La attirai a me. La fortuna mi sorrise ancora una volta, gli dei mi erano propizi. I baci si fecero più appassionati. Le presi la mano e me la appoggiai sull’uccello, poi le tirai su la camicia da notte. Cominciai ad accarezzarle la fica. Katherine con la fica? La clitoride venne fuori e io la sfiorai delicatamente, la accarezzai, ancora e ancora. Alla fine la montai. Le misi dentro un pezzo di uccello. Era molto stretta. Lo mossi un po’ avanti e indietro, poi spinsi. L’uccello scivolò dentro del tutto. Era fantastica. Mi stringeva. Mi mossi e continuò a stringermi. Cercai di controllarmi. Smisi di muovermi e aspettai un po’. La baciai, aprendole le labbra, succhiandole il labbro superiore. Vidi i capelli sparsi dappertutto sul cuscino. Poi rinunciai a farla divertire e cominciai a scoparla violentemente, a menarle dei gran colpi. Pugnalate. Non me ne importava niente; il mio uccello era impazzito. Tutti quei capelli, quella facci giovane e bella. Era come stuprare la Vergine Maria. Venni. Venni dentro di lei, mi sembrò di morire, sentivo lo sperma inondarla tutta, era indifesa, e io le spruzzai sborra fino in gola…dappertutto…le bagnai corpo e anima…ancora e ancora…
Dolce e disperato. Di Charles Bukowski, Donne, TEA.